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Mission - San Michele Valore Impresa


La nostra missione è sostenere i valori dell’impresa e della sussidiarietà, quali valori fondamentali per il rilancio della nostra società e della sua coesione civile.

Fare impresa è per noi modello di responsabilità personale, di impegno e di servizio.

 

Le nostre idee fondanti sono espresse nel nostro Manifesto.

Realizzare un’impresa è possibile. Il coraggio di intraprendere per creare valore  

Occorre creare un nuovo clima di fiducia perché i giovani conquistino la propria autonomia e considerino l’avvio di una propria attività imprenditoriale quale migliore opzione di sviluppo e crescita individuale; la scuola e l’università devono riproporre i valori dell’intrapresa, proponendo come materiale didattico le esperienze di successo; rendere più accessibile il credito, dare concretezza alla semplificazione del processo burocratico, amministrativo e di alleggerimento della pressione fiscale.

 

  • Fare impresa in Italia è difficile per molte ragioni, prima fra tutte che l’idea di impresa non ha una rappresentazione collettiva positiva.
    Fare impresa implica coraggio, rischio, creatività, capacità di giudizio, desiderio di avere successo, ambizione, fiducia in se stessi, amore della propria libertà e della propria indipendenza, cioè un complesso di doti e di attitudini che sono state progressivamente considerate non appartenenti o non alla portata di un grande numero di persone.
     
  • Si è sviluppata nella società una concezione della persona per cui è considerato nobile ciò che è immediatamente e direttamente destinato alla collettività. Le opzioni espresse da molti giovani in relazione al proprio futuro vedono prevalere il desiderio di appartenere ad istituzioni pubbliche, di lavorare in organizzazioni senza scopo di lucro, di trovare collocazione sicure in grandi aziende privilegiando il “posto” di lavoro rispetto al contenuto del proprio lavoro.
    In molti si è sviluppata anche un’idea negativa del lavoro, per cui scopo del lavorare è procurarsi risorse economiche da utilizzare nel tempo libero o in altre attività considerate il luogo reale per la realizzazione della propria personalità e dei propri desideri.
    L’impossibilità di trovare soddisfazione a queste aspettative ha prodotto in parte rilevante del mondo giovanile distacco, quando non ostilità, rispetto all’idea di appartenenza a questa società.
     
  • Partiti e istituzioni, ma anche mondo accademico e opinion leader, contribuiscono alla crescita di questo modo di pensare, accreditando l’idea che la soluzione dei problemi della crescita economica, del lavoro, della coesione sociale debbano essere affidati a politiche pubbliche (incentivi, sussidi, redistribuzione di ricchezza) o ad approcci macroeconomici.
    Questo ha negli anni sviluppato un infinito contenzioso corporativo fra gruppi sociali e istituzioni, all’interno del quale ciascuno cerca di ottenere per sé benefici trasferendo ad altri gli oneri e le responsabilità. Non si vuole qui negare la rilevanza del ruolo delle istituzioni, dei partiti o delle politiche economiche, quanto rilevare che assistiamo ad un rovesciamento dei ruoli per cui la società, i cittadini chiedono alla politica e allo Stato ciò che essi stessi dovrebbero assumere la responsabilità di fare, mentre partiti e istituzioni pubbliche si caricano impropriamente di compiti che dovrebbero appartenere alla società civile, anzi meglio agli individui. Il fallimento storico dei sistemi politici di tipo collettivistico e alcune distorsioni egualitaristiche generate all’interno del mondo cattolico negli anni 60’ e 70’, ci hanno lasciato in eredità alcuni pregiudizi verso le libertà individuali, particolarmente quella di iniziativa economica, che vengono percepite come dannose per una non meglio precisata “collettività”.
  • Inoltre persiste nella cultura politica del nostro paese la nozione per cui nello Stato risiederebbe la tutela dell’interesse generale, mentre tutto ciò che nasce all’iniziativa dei singoli va misurato, delimitato e regolato per evitare che possa danneggiare interessi collettivi. Ciò produce anche una gerarchia del giudizio e della legittimità morale dei soggetti, all’interno della quale ciò che è pubblico, volontario, senza scopo di lucro, rappresenta il bene e corrisponde all’interesse generale, mentre ciò che è frutto di aspettative e speranze individuali, di iniziativa personale, di intrapresa è visto con sospetto e rappresenta comunque qualche cosa di moralmente meno nobile.
  • Sulla base di questa riflessione, qui espressa in grande sintesi, un gruppo di imprenditori ha cominciato a riunirsi e a discutere trovando nella terra di Liguria a San Michele di Pagana, attorno alla sua bellissima chiesa barocca, il luogo fisico di questo incontro e di questa riflessione.
    Ciò non è casuale, perché in questa terra e in altre vicine sono nati il capitalismo mercantile e finanziario, basati sulla iniziativa e sulla responsabilità degli individui e delle proprie famiglie, a costituire il motore fondamentale della crescita civile ed economica ed anche della rilevanza militare e della espansione culturale e commerciale.
  • Il proposito di questo gruppo di amici è di richiamare i valori dell’impresa e della sussidiarietà quali valori fondanti il rilancio della nostra società e della sua coesione civile, riproponendo il tema del lavoro, della famiglia e della responsabilità personale quali fondamenti possibili di tale percorso.
  • La storia del progresso delle società europee degli ultimi secoli è segnata dal successo di intraprese operate da individui che hanno assunto rischi, si sono assegnati obiettivi spesso molto ambiziosi, li hanno perseguiti con tenacia e conseguiti con fatica.
    Ogni volta che uno di tali ambiziosi disegni ha avuto successo, questo ha prodotto cambiamenti importanti nella vita delle popolazioni europee (e talora anche non europee), ne ha modificato la cultura, l’organizzazione sociale, le condizioni di lavoro, le abitudini al consumo, talora anche in maniera traumatica.
    Nel secolo scorso, la storia prima di tipo industriale e poi dello sviluppo delle società della conoscenza e dei servizi ci fornisce una rappresentazione molto chiara di questo concetto. L’intuizione di Ford della possibilità di produrre una automobile per la grande massa dei cittadini, la ripetizione in Italia di questa esperienza con la nascita e lo sviluppo di Fiat, la straordinaria esperienza imprenditoriale e civile di Adriano Olivetti e del movimento di Comunità, lo sviluppo delle istituzioni finanziarie e dei mercati dei capitali, la nascita dell’informatica e lo sviluppo della società delle conoscenze e di Internet che hanno portato nelle case di milioni di cittadini informazioni prima riservate alle elite o agli specialisti, lo sviluppo delle telecomunicazioni e dei media, la possibilità di viaggiare a basso costo che ha aperto nuove opportunità di mobilità a masse sterminate di uomini, l’entrata sul mercato di operatori come Zara o come e-Bay che hanno completamente trasformato il modo di comperare e consumare e reso possibile l’accesso a beni prima non accessibili (addirittura secondo alcuni eliminando le esistenti distinzioni fra ceti e classi sociali): tutto ciò è stato frutto di impresa, cioè di iniziativa di individui che sono stati capaci di proporre nuove idee e che hanno avuto l’intelligenza e l’energia di dar loro corpo e di farle diventare realtà. Certamente l’impatto dell’innovazione sulla organizzazione sociale è stato rilevante, spesso ha comportato disadattamento e perdita di punti di riferimento per milioni di uomini.
  • La civiltà europea si è affermata come punto di riferimento nel mondo proprio per la sua capacità di temperare gli effetti sociali delle grandi trasformazioni del commercio e dei modi di produzione.
    A ciò hanno contribuito in maniera decisiva le organizzazioni del mondo del lavoro e gli Stati con le proprie politiche di previdenza e di protezione sociale e sanitaria.Tuttavia questi ruoli di difesa di interessi collettivi si sono gradualmente dilatati fino a costituire ostacolo e vincolo alla crescita economica della società, alla produzione di nuova ricchezza e di nuovo lavoro e alla soddisfazione delle aspirazione dei singoli.

 

È convinzione dei proponenti di questo manifesto che occorra riproporre i valori di impresa alla società italiana come modello di responsabilità personale ma anche di impegno di servizio. 

  1. Fare impresa significa impegnare la propria responsabilità, le proprie energie e la propria creatività per sviluppare progetti, creare realtà produttive nel campo dei beni e dei servizi di cui la società ha bisogno. 
  2. Il successo di ogni impresa dipende dalla bontà dell’intuizione da cui si è partiti, dalla tenacia e dalla capacità di lavoro di coloro che ne portano la responsabilità, dal contesto finanziario e sociale in cui l’iniziativa si colloca. 
  3. Occorre creare un nuovo clima di fiducia perché i giovani che desiderano conquistare la propria autonomia e formarsi una famiglia, considerino la possibilità di avviare una propria attività di impresa come scelta possibile e migliore rispetto ad altre scelte. A questo potrebbe contribuire il mondo dell’informazione comunicando e rendendo più visibili i molti successi delle storie imprenditoriali italiane. 
  4. La scuola e l’università che hanno spesso nel recente passato guardato all’impresa con diffidenza, preferendo sottolineare la necessità di lontananza e di separatezza, dovrebbero invece contribuire a riproporre i valori della intrapresa individuale proponendo le esperienze di successo come materiale didattico all’interno dei programmi formativi. Il tema della centralità del lavoro va riproposto all’interno del nostro sistema di formazione come valore centrale di servizio alla propria famiglia e alla società e riproposto come centro del percorso di educazione e di formazione. 
  5. Il più importante problema per chi vuole fare impresa è quello del credito, cioè della possibilità di trovare supporto finanziario nelle istituzioni finanziarie e bancarie. La capacità del nostro sistema bancario di valutare il merito dei progetti che vengono sottoposti, pur migliorata negli ultimi anni, rimane ancora inferiore a quanto occorrerebbe per favorire lo sviluppo di nuove iniziative e per rendere accessibile il credito a più soggetti non dotati inizialmente di risorse proprie. 
  6. Il ruolo dello Stato nel favorire la nascita di nuove imprese dovrebbe svilupparsi rispetto a quanto accade ora ed essere caratterizzato da trasparenza, dalla riduzione della discrezionalità nelle decisioni, dalla rinuncia ad utilizzare incentivi per sostenere la crescita di iniziative clientelari e senza capacità di creare valore. 
  7. È indispensabile dare subito concretezza alle reiterate promesse di semplificazione del processo burocratico e amministrativo necessario per far nascere una nuova impresa, sia rendendo disponibili forme di “sportello unificato” sia costituendo uffici di supporto a coloro che desiderano avviare una propria attività commerciale, industriale o di servizio. Particolare rilievo dovrebbero avere istituzioni ed enti locali in questo processo di facilitazione e di accompagnamento per chi vuole creare nuove attività. 
  8. Occorre determinare una situazione di marcato alleggerimento della pressione fiscale per chi avvia nuove attività imprenditoriali e mantenere tale regime per un tempo sufficientemente lungo, in modo da consentirne il consolidamento.

Scarica il Manifesto (1,63 MB)